NARUTO, la fine di un’epoca

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Naruto è uno di quei titoli SUPERGA: o si odia o si ama.

Se chiedete a quelli che non lo apprezzano che cosa non gli piaccia, spesso viene fuori che la critica verte su bimbetti che giocano a fare i ninja pronunciando nomi di mosse imbarazzanti.

Io quelle persone le includerei nel gruppo di chi di Naruto sa poco o nulla.

E’ vero che le tecniche ninja italianizzate hanno preso una piega un filo ridicola (in lingua originale jappo imho sono fighissime), ma Naruto non è un cartone di quelli che puoi vedere a tempo perso come una serie comedy: questo manga/anime trova il suo punto di forza nevralgico e incrollabile nella TRAMA, quindi  vedere tot puntate prese a caso nel mucchio e giudicarlo da quelle non è pensabile, perché tutto è legato dal filo indissolubile di un’interminabile matassa che lega tutti i personaggi e gli accadimenti dall’inizio alla fine.

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Ed è proprio per questo motivo (la fine, appunto) che ora sto scrivendo queste righe.

Perché dopo tantissimi anni (di seguito snocciolati dati tecnici nel dettaglio), la storia dell’anime ha raggiunto l’epilogo della narrazione, come già il manga aveva fatto tempo addietro.

Il manga è uscito nell’autunno 1999 ed è stato pubblicato per 15 anni, organizzato in 700 capitoli raccolti in 72 volumi; l’anime è stato diviso in due arcate narrative principali in base all’età dei protagonisti principali, la prima (chiamata semplicemente Naruto) riguarda l’infanzia dei giovani ninja e tratta i primi 27 volumi del manga trasponendoli in 220 episodi, mentre i successivi volumi sono raccolti in un secondo grande filone anime chiamato ‘Naruto Shippuden’ con più di 480 episodi (ancora in corso di pubblicazione/messa in onda).

220 milioni di copie vendute, la 4^ serie per volume di vendite nella terra del Sol Levante (dopo titoloni arcinoti come One Piece e Dragonball), stabile nei primi posti nelle classifiche di vendita sia in America che in Europa, d’altronde senza un successo così grande non ci sarebbe stato modo di farla durare abbastanza  a lungo da vederne la conclusione, e senza una chiusura degna sarebbe rimasto l’amaro in bocca a tutti i fan.

La narrazione è ambientata in un mondo non troppo distante dai tempi nostri come datazione, in cui l’evoluzione tecnologica è stata soppiantata dall’utilizzo di tecniche ninja che sfruttano il chakra, gli elementi della natura e caratteristiche peculiari di ciascun personaggio, il tutto ben mixato con mitologia e usi/costumi di ispirazione principalmente giapponese (a volte ci sono strizzatine d’occhio anche oltreoceano, basti pensare anche solo ai picchi di roccia con scolpite le effigi dei capi villaggio come il monte Rushmore americano).

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Le critiche più diffuse mosse a Naruto vertono essenzialmente su:
– lentezza nella narrazione/progressione della trama principale
– lunghezza/frequenza dei combattimenti

In merito al primo punto la giustificazione è da ricercare proprio nel fatto che essendo la trama indispensabile, complessa e vasta (narra infatti eventi distanti decadi tra loro dalla nascita dei villaggi ninja, a Naruto in età scolastica e poi poco dopo la maggiore età), ha BISOGNO di essere sostenuta da un’ottima costruzione, necessita di personaggi che vanno conosciuti e approfonditi per capirne carattere e motivazioni. Riguardo invece la frequenza di combattimenti e sequenze d’azione, trattandosi pur sempre di un mondo ninja, mi sembra inevitabile che ce ne siano e in abbondanza, e d’altro canto ogni combattimento è solitamente ben curato e dinamico, c’è la fase di studio del nemico e delle sue tecniche, colpi di scena, accrescimento delle facoltà e presa di coscienza dei propri limiti, elementi che difficilmente tendono ad annoiare.

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Il meccanismo indispensabile agli ingranaggi della trama sono le emozioni: il mondo viene visto in linea generale come crudele, ma gli antagonisti non sono mai il classico cattivo stereotipato da cartone animato che ha come fine ultimo il male per diletto, sono invece SEMPRE mossi da precise motivazioni reali, spesso come reazione d’urto in risposta o in difesa a dolori/drammi legati al loro passato.

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Naruto stesso (orfano come spesso vuole la tradizione giapponese per i protagonisti dei propri anime) che ha passato un’infanzia misera e solitaria, malvisto dalla gente del proprio villaggio (ovviamente per un motivo ben preciso che si scoprirà poi), muoverà i primi impacciati approcci alle relazioni umane proprio grazie alla scuola ninja, da cui scaturiranno le prime indissolubili amicizie, i primi riconoscimenti, i primi amori e primi litigi. Ed è proprio grazie alla sua disagiata condizione di emarginato e all’importanza che ripone nelle interazioni e nei legami che intreccia con chi incontra, che farà dell’empatia la sua arma più forte (sostenuta dalla sua innata cocciutaggine).

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Di pari passo ad amicizia e buoni sentimenti i personaggi si troveranno ad affrontare anche temi molto importanti quali la perdita e il lutto, l’onore, la vendetta e il tradimento, l’importanza di sostenere il bene comune e non tacere i soprusi, il sacrificio, il dovere e l’accettazione, arrivando a toccare in alcuni punti una profondità ed una maturità rare per un anime di questo tipo.

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Se da un lato ci si imbatte in alcune scene anche molto commoventi, non mancano nemmeno anche molti sketch/momenti comici (più nella prima arcata che nella seconda), senza rinunciare comunque a disegni di qualità, il tutto sempre esaltato da musiche ad hoc (molto apprezzate che consiglio a tutti di provare ad ascoltare/recuperare) e da sigle eseguite da gruppi e performers noti in terra natia, che volentieri hanno composto un proprio brano come tributo.

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Per darvi un’idea delle contrapposizioni (bene/male, commozione/risate, etc) che contraddistinguono Naruto, immaginate di essere nel mezzo di una guerra ninja di portata globale che deciderà le sorti del futuro di chiunque, contro il peggior nemico di sempre che fa uso di tecniche proibite, evocando i peggio mostri/demoni e ninja morti del passato decimando amici e parenti. Sei lì in mezzo alle battaglie più sanguinose e truci mai viste ed ecco che Masashi Kishimoto (il mangaka creatore) ti butta lì QUESTO VIDEO (clicca).
Che per carità, la canzoncina è pure catchy (ce l’ho avuta a lungo anche come suoneria del telefono), ma io fan della prima ora ci sono rimasto di sale, indeciso tra lo scoppiare a ridere, abbandonarmi ad un gargantuesco WTF!? o gridare esaltatissimo GENIOOOOOOO, per dire.

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In merito al consigliare la visione di  questo anime, ovviamente non posso pretendere che chiunque passi anni per recuperare 700 capitoli da leggere o le 700 puntate dell’anime (di cui molte però sono semplici filler/avventure parallele evitabili che non portano nulla alla trama principale realizzate esclusivamente per allungare il brodo), ma di certo sento di poter dire che se avete un interesse verso manga, anime, ninja o tradizioni giapponesi e vi prenderete la briga di cominciare a seguire questo titolo, un’idea di quanto potrebbe darvi ce l’avrete fin da subito: personalmente ho iniziato a seguire Naruto tra il 2002 e il 2003 su consiglio di un compagno di università (grazie Dragan!), e fin dalle lacrimucce dell’episodio 18 dell’anime (sempre visto in lingua originale giapponese con i sottotitoli) ho capito che avrei AMATO questa serie.

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Nel corso degli anni non ho seguito l’anime con cadenza settimanale come da programmazione dell’emittente, ma mi sono concesso di tanto in tanto un po’ di tempo apposito per recuperare gli episodi trasmessi, come un premio, un momento di relax solo per me e quando ripenso ad alcune delle tante scene che mi hanno colpito (lasciando il segno), capisco che è stata una grande splendida avventura di cui non rimpiango nulla.

Alcune citazioni di uno dei miei personaggi preferiti di sempre (Jiraiya):
“One person is all everyone needs”
“When people get hurt, they learn to hate. When people hurt others, they become hated and raced with guilt. But knowing that pain allows people to be kind. Pain allows people to grow… and how you grow is up to you.”
“Whenever someone is still thinking of you, that place is your home.”
“I believe that the day will come when people can truly understand each other.”

_avventura

Alla prossima! fosko

happywheels
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