The Defenders- Diavolo (di Hell’s Kitchen) fonte di Salvezza-

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Dopo una lunga attesa è finalmente stato rilasciato da Netlflix Daredevil 3.. no, The Defenders, o meglio “quel cazzuto del diavolo di Hell’s Kitchen ed i suoi 3 amici problematici”.

L’idea iniziale era quella di non lasciarsi trasportare dal binge watching e di dilatare la stagione nel tempo, per quando fosse possibile. E, con grande forza di volontà, ho retto 48 ore. Ed eccoci infatti all’alba del 20 agosto a celebrare la fine della prima stagione dei difensori.

Ancora una volta ci ritroviamo catapultati in una New York cupa e brumosa, in cui la fotografia con l’ausilio di tinte e filtri diversi che, già con l’intro, ci vengono esemplificati, ci aiuta nella distinzione dei protagonisti. Alla vista del mondo in fiamme troveremo quindi Matt Murdock, quando le sfumature a prevalere saranno sui toni del ciano e del viola sarà il turno dell’investigatrice alcolizzata. Se intravedremo del giallo starà a significare che sarà Mike Colter, con la sua mastodontica stazza inversamente proporzionale alla sua espressività, ad invadere lo schermo. Ma, il vero dramma, sarà quando, tra le tenebre ed i profili dei palazzi, si scorgerà uno spiraglio di verde, perché, in quel caso vi converrà, ironia della sorte, gettare ogni speranza, perché vorrà dire che purtroppo sarà il turno di Iron Fist.

La prima stagione dei Defenders fortunatamente non delude le aspettative, ma di certo non lo fa per via della collaborazione dei quattro personaggi, ma in gran parte perché Charlie Cox ed il suo Daredevil sono in grado di reggere l’intera vicenda riuscendo a nascondere personaggi scritti, probabilmente da uno sceneggiatore sotto effetto di acidi, come Danny Rand. Perché se pensavate che Ser Loras di GOT fosse un personaggio inutile, sarebbe meglio che iniziaste a pensare che sia Finn Jones ad essere utile quanto della ketchup in un ristorante giapponese.

Il ruolo di Iron Fist nell’intera vicenda è quello di ripetere al mondo chi egli sia come un vinile inceppato e di prendere scelte sbagliate, perché, se tu sei ciò che la Mano brama, ovviamente, l’idea più brillante che tu possa avere è quella di affrontarla in solitaria, non di collaborare con gli altri tre dannati che ti consigliano di mantenere un profilo basso.

Troppo facile.

Così non ci potrebbe scappare il morto.

Meravigliosa a tal proposito è la scena in cui Daredevil, pronto al sacrificio personale, si rivolge a Jessica e Luke con un “Voi avete fatto una promessa: salvare Danny” e, Danny, simbolo per eccellenza di virilità, immortale Iron fist, annuisce ed indica cortesemente l’uscita ai due compari titubanti, sia mai che gli tocchi fare il temerario. Ed anche perché se un omino in tuta di lattice rossa ti bisbiglia all’orecchio “proteggete la mia città” di certo significa “Vai a prendere posto, ci vediamo al pub qui fuori per una birra”. Per altro ogni volta che Danny si rivolgeva a Cage l’unica cosa che mi balenava nella testa era il piccolo Luke Dunphy di Modern Family che spiega la differenza tra “look” e “Luke” a Gloria, ma penso che non si possa fare della dialettica una colpa a chi proviene da K’un-Lun.

Nel complesso la serie è ben scritta, non si è più riusciti a raggiungere i livelli della prima stagione di Daredevil e di D’Onofrio come antagonista, ma anche la Weaver che, dopo aver massacrato qualche xenomorfo, decide di cercare la fonte dell’immortalità non è poi tanto male.

Il personaggio di Elektra prosegue sulla sua linea di generare repulsione ed odio sin dalla vista, essa si trova non poco indecisa sul se preferire un’eternità di solitudine o una vita al fianco del Diavolo di Hell’s Kitchen (un po’ come il dilemma dell’uovo oggi o della gallina domani, solo che stavolta si trattava di manzi).

Per quanto concerne i quattro supereroi essi vengono presentati sin dal primo episodio, riprendendo le storylines da dove erano state interrotte ed iniziando ad intessere i fili che, a partire dal terzo episodio, finalmente porteranno le loro strade ad intersecarsi effettivamente e renderanno quindi possibile l’intesa e la creazione dell’alleanza.

Alleanza suggellata da qualche involtino primavera gentilmente offerto da Rant.

Ancora una volta troviamo poi il personaggio di Stick, lottatore tanto devoto alla sua causa da non aver la ben che minima riluttanza di fronte alla possibilità di mietere vittime, soggetto che accetta i toni del grigio non fingendo che l’utilizzo di katane e pugni d’acciaio possa non causare morti.

Dunque Netflix, dopo gli scivoloni causati dalla noia che aveva caratterizzato Luke Cage e  Iron Fist, ritorna in carreggiata con una serie che ricostruisce quella New York contrassegnata da una cruda violenza che tanto ci aveva appassionato in Daredevil ed in parte in Jessica Jones. Ritorna quindi con una serie che si contrappone alla leggerezza ed all’ironia dell’universo cinematografico della Marvel, ormai troppo relegato ad un pubblico di massa. Torna perciò a dipingere uno scenario in cui la violenza non viene meramente fatta intuire, in cui ciò che si attende non è l’arguto sarcasmo di Ironman, ma il caldo e lento fluire del sangue, che appartenga esso ad un difensore, un rivale o ad un innocente, perché se una città deve sgretolarsi tra le mani di un’antica associazione segreta di combattenti, non vi è alcuna possibilità che se ne esca del tutto illesi. Non vi è alcuna chance che la grande mela non rimanga macchiata del rosso brillane del sangue dei suoi abitanti, siano essi partecipi o estranei allo scontro.

Poi, ovviamente, il tutto entro certi limiti; Netflix crea prodotti con gli attributi, ma non per questo è tanto folle da rinunciare ai suoi cavalli di battaglia per un semplice cliffhanger.

 

Detto ciò, se avete visto le serie singolarmente, è giunto per voi il momento di assistere a The Defenders. Non lasciatevi scoraggiare dalla lentezza degli eventi di Luke Cage e di Iron Fist, specialmente perché la visione di quest’ultimo è necessaria per una piena comprensione di ciò che avviene in questo crossover.

 

Camilla.

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