The Batman -la forma delle tenebre-

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Dopo anni di una travagliata produzione e numerosi ritardi causa Covid, finalmente è uscito in sala l’atteso The Batman di Matt Reeves. Purtroppo negli anni la DC si è costruita una pessima reputazione dal punto di vista cinematografico, producendo una quantità inimmaginabile di pellicole che definire agghiaccianti è fargli un complimento, eppure ogni 20 ciofeche, così, dal nulla, inaspettatamente, porge al pubblico film autoriali perfettamente confezionati, in grado di farsi riconoscere e ricordare nel contesto dell’intero panorama cinefilo. Vedasi infatti la trilogia di Nolan, il Joker di Todd Phillips o il più recente The suicide squad di James Gunn. Stesso discorso vale quindi per il nuovo film sul cavaliere oscuro. 

Il Batman portato in scena da Robert Pattinson è una figura del tutto nuova che mai era stata trasposta su cellulosa. Si tratta di una figura acerba, ancora alla ricerca del proprio ruolo, è un Bruce Wayne più cupo, violento e impulsivo rispetto a quelli a cui eravamo stati abituati. Un Bruce Wayne che ancora non capisce del tutto l’entità della leggenda che sta facendo nascere. L’eroe ci viene introdotto per mezzo delle sue stesse parole, si sviscera e si espone allo spettatore tramite il suo stesso diario, i cui lemmi sono poi accompagnati da delle immagini che delineano il concetto stesso alla base di Batman: la paura. L’uomo pipistrello non è onnipresente, ma le tenebre sì e se egli può divenire tenebra allora l’intera città sarà soggiogata alla sua figura. E se persino Batman è il più violento che sia mai stato presentato, allora proporzionalmente Gotham dovrà essere la più corrotta e logora che sia mai stata rappresentata. Durante le tre ore di pellicola, si diventa quindi animali notturni, avvolti dall’oscurità e dai colori saturi, si diventa sensibili alla luce, pallide creature che spiano una città al collasso, una fogna a cielo aperto, corrotta fino all’osso, marcia fino alle fondamenta, destinata ad un rovinoso crollo.

Il punto di forza del film è che non si tratta di un ottimo cinecomic, o meglio, non solo: The Batman è un buon thriller con qualche sfumatura horror e dei tratti noir. Esso sarebbe in grado di sopravvivere anche se non si stesse parlando di uno dei più noti supereroi DC: tutto resta plausibile, v’è un assassino seriale che sfida i detective incaricati di incastrarlo, non così diverso da un Se7en per intenderci, solo che qui uno dei detective è in calzamaglia. L’enigmista di Paul Dano è quindi anch’esso un personaggio molto più concreto e tangibile di quello dei suoi predecessori; uno psicotico ossessionato dall’idea che non essendoci giustizia debba essere lui a farla, convinto di poter scegliere quale vita valga la pena di essere vissuta. Così anche la Cat Woman di Zoe Kravitz si evolve dal mero concetto di famme fatale ed assume una sua struttura, una sua pienezza e rotondità, ha una storia e ha uno scopo e da essi ne deriva una crescita, uno sviluppo. Il Pinguino di un irriconoscibile Colin Farrell, nonostante faccia parte di una delle scene più adrenaliniche dell’intera pellicola, ha ancora molto spazio di manovra per una sua caratterizzazione, qui si sviluppa unicamente come spalla di Falcone (Turturro), al punto che pochi giorni fa è stata annunciata una serie HBO che lo vedrà come protagonista. 

Come accennavo prima il film è caratterizzato da una fotografia molto cupa, le scene diurne si contano sulle dita di una mano e divengono quasi fastidiose: lo spettatore viene trascinato a forza fuori dalla caverna nella quale per delle ore si trova a tramare con il pipistrello e come lui i suoi occhi ne risentono. La colonna sonora è di una bellezza disarmante, accompagna in maniera incalzante Pattinson nella sua spasmodica ricerca dell’enigmista, mentre eviscera la criminalità organizzata di Gotham a suon di indovinelli. Persino la regia si discosta dai classici cinecomic, prendendo una via molto più autoriale e sperimentando soprattutto nella scena dell’inseguimento tra Batman e Pinguino, riuscendo a rimanere fluida ed organizzata nel caos della situazione.

The Batman fornisce dunque una nuova prospettiva per un eroe che era già stato ampiamente saggiato ed esplorato; ci porta ad analizzare un periodo mai prima descritto, ci mostra l’evoluzione dell’eroe mentre da semplice vendetta si erge a qualcosa di superiore, si protende a divenire l’ideale che in potenza già è. Si ritorna dunque al discorso iniziale per cui Batman, per poter funzionare, deve essere qualcosa di più di un singolo giustiziere, deve essere un’ispirazione per i cittadini ed un deterrente, un monito per i criminali, ma non può esservi un modello nella vendetta, per questo ha necessità di mutare ad uno stadio successivo, per questo deve disarcionarsi dal proprio passato in funzione del proprio futuro.

The Batman è cinema allo stato puro: è intrattenimento, è estetica, è musica ed è intreccio, per questo merita una visione in sala.

Camilla. 

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