Annientamento -La frammentazione dell’io-

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Non sempre ad Hollywood la qualità garantisce il successo, Annientamento, il secondo lungometraggio di Alex Garland, ne è una prova lampante. Il produttore ed il regista infatti, posti con le spalle al muro in seguito alle recensioni della popolazione campione che lo ha definito “eccessivamente intellettuale”, hanno deciso di rischiare di rinunciare alla distribuzione in sala pur di non mutare il loro figliol prodigo. Fortunatamente Netflix ci ha visto lungo ed ha voluto offrire una calda dimora all’opera in questione.
Dopo quello che per me è un capolavoro della fantascienza, una rivisitazione innovativa del tema ormai trito e ritrito dell’intelligenza artificiale, ovvero Ex Machina, Garland ci ripropone un film fantascientifico liberamente ispirato al primo libro della trilogia dell’area X.
Natalie Portman interpreta Lena, una biologa il cui marito era stato dato per defunto in una missione militare segreta. La donna invece lo ritrova spaesato ed in condizioni critiche nella propria casa ed allora, dopo essere stata condotta insieme al compagno in un centro militare, decide di offrirsi volontaria per addentrarsi nel Bagliore, l’area X, che ha ridotto il marito in quelle condizioni. Laddove la forza muscolare ha fallito subentra dunque quella intellettuale, la squadra designata alla missione è infatti composta unicamente da figure razionali femminili, tutte caratterizzate da una vena altamente autodistruttiva, dovuta alle più disparate e drammatiche ragioni; da un lutto sino all’autolesionismo. Ciò non a caso, infatti tutto ciò che si introduce in questa nube aliena è destinato al proprio annientamento. Esse dovranno ben presto accettare il fatto che vi siano cose che vanno ben oltre lo scibile umano.
Il film di Garland, nonostante l’esiguo budget ed una CGI non sempre mozzafiato, vanta una fotografia sublime; in diverse scene si rimane estasiati dalle immagini che scorrono sullo schermo, perciò è davvero un peccato che non sia stato disponibile in nessuna sala, perché di certo lo avrebbe meritato.

La pellicola si dipana su tre diversi piani temporali in modo tale da chiarificare al meglio sia il passato della protagonista che ciò che la attende. Abbiamo quindi la linea temporale principale che è quella nella quale ci si addentra nell’area X, il presente rappresentato invece dal colloquio a cui è sottoposta Lena alla sua uscita dalla nube ed il tutto è poi intervallato da flashback che mostrano la vita di coppia di Lena e Kane, per il quale Garland, ancora una volta, ha scelto il suo possibile attore feticcio, Oscar Isaac.

Annientamento affronta i temi più disparati; si arriva a ragionare sul concetto dell’uso, o meglio abuso, che l’uomo fa delle risorse che la natura mette in gioco. Tanto che essa, soggetta a quest’estranea influenza, inizia a mutare, quasi a ribellarsi all’attività antropica, diventando nociva per il genere umano stesso. Si parla poi dell’individualità e del doppio, di quanto una modifica o una mutazione apportata possano andare a modificare il soggetto tanto da privarlo del proprio io. Oppure di come essa non possa far altro che generare un duplicato, una copia dell’individuo uguale ad esso, con l’unica differenza che è nuova. E tutto ciò che è nuovo tende ad incutere timore e così si finisce per rimanere intimoriti dal proprio duplice sino a combatterlo e ad arrivare a far perire un proprio frammento per salvaguardare la propria sopravvivenza. Ma è possibile definirsi sopravvissuti alla morte di una propria parte?

Il finale della pellicola è volutamente aperto, aperto come lo sono gran parte degli interrogativi che vengono posti a Lena, domande a cui lei non saprà mai rispondere, perché trascendono il suo intelletto, trascendono tutto ciò che è umano. Tutto ciò che è per definizione limitato.

Dei duplicati ne può sopravvivere unicamente uno, sia esso il vecchio o il nuovo, non può coesistere al di fuori del bagliore la forma duplice dell’individuo e a dimostrare ciò è il rapido scambio di battute finale tra Lena e Kane, o meglio tra ciò che dei due possiede l’aspetto.

tu non sei Kane, non è vero?”
“io non credo e tu sei Lena?”

Non vi è quindi certezza alcuna di cosa sia uscito dal bagliore, di chi abbia fatto ritorno. Cosa fa di noi ciò che siamo? Fino a quanto dei cambiamenti possono non mutare la nostra identità? Quando il cambiamento è positivo? I quesiti che Garland apre ed a cui non fornisce risposta sono molteplici, ma Annientamento è di certo un film di cui avevamo bisogno. Esso si discosta infatti dalla classica fantascienza a cui siamo stati abituati, rappresenta in un certo senso per il genere il cambiamento, la mutazione, che avviene nel bagliore. Porta la fantascienza ad un livello innovativo, crea un nuovo concetto di essa. La sua moderna riproduzione. In questo caso però, a differenza di ciò che avviene nella pellicola, tenderanno a sopravvivere entrambe; sia la fantascienza alla Star Wars che quella di Annientamento. Basti infatti pensare che, ironia della sorte, Oscar Isaac si divideva nello stesso arco temporale tra i due set. O forse anch’egli sfruttò a tempo debito un suo duplicato ed, in effetti, chi si lamenterebbe di due Oscar Isaac?

Il consiglio stavolta non è quello di andare in sala, purtroppo, ma di adoperare i vostri account Netflix, sia che voi siate i legittimi proprietari, sia che voi siate i parassiti, per dimostrare alla Paramount che il suo pubblico campione di certo aveva un bias di selezione.


Camilla.

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